MANIFESTO

Pradi Blog nasce per dare uno spazio poco originale su cui è possibile quotidianamente scrivere le proprie storie ed opinioni. Un luogo immateriale da usare per dire qualcosa, per dare o prendere descrizioni, aneddoti o informazioni più o meno reali del mondo intorno, quello reale. incredibilmente reale.

Non c'è scampo dalla realtà oggi, bisogna aggredirla o essere vittime di un andazzo che sembra sempre più assomigliare ad una realtà medioevale dove il più forte vive e gli altri sopravvivono a stento. Però forse è sempre stato così, e l'uomo non sarà mai capace di usare il cervello per bene.

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02/11/2009

http://www.macy.it/content/La-poesia-di-Alda-Merini-01

Postato da: PRADI a 02/11/2009 21:48 | link | commenti

22/09/2009
come viene

si vive di mutamenti d'animo

di falsa crescita economica

si vive di desideri

di emozioni troppo preponderanti

si vive di carte e leggi

di contestazioni di orpelli

si vive di imposte su tutto

di controlli che non ci sono

si vive di demagogia

di falsa testimonianza

si vive di romanticismo

che si confonde con l'amore

di tempi concisi

di poca lungimiranza

si vive di pasta col sugo

di incanto nella penombra

si vive di inconsistenza dell'essere

attendendo una rivoluzione

si vive sperando nel domani

si vive nel dubbio

si vive di colori forti

di luci lampeggianti

si vive di timore e sospetto

un'attentato all'eleganza

si vive di musica di cinema

di attrazioni casual

si vive di notte

di quello che non si è sognato

si vive nel vuoto di potere

nella democrazia posticcia

si vive di politica comica

di intellettuali nei bar

si vive di esperienze esasperate

di aperitivi malsani

si vive di spot e telegiornali

di televisione spazzatura

si vive incontumacia

a chilometri di distanza

si vive di una voce interiore che ci parla

che spesso ci fa paura o ci consola

non sapendo che non è la nostra

ma reflusso di pensieri dell'umanità

in cui possiamo scegliere se identificarci o no.

si vive di gente seria

che gioca con chi vuole giocare.

Postato da: PRADI a 22/09/2009 23:21 | link | commenti

18/08/2009

Accendo il fiammifero e governo questa prima fiamma, qui a prendere vita, dal polso dallo scatto secco, si amplifica. Metto quello che resta del fiammifero da parte e osservo ciò che succede come un bambino in estasi incantato davanti al più bello dei giochi. Il fuoco che tende alle stelle a quello che ci ha preceduti, al mistero del pre-uomo, al passato remoto: un tempo che nessuno sa se ha mai avuto inizio. Non lo sapremo mai e non ci resta che immaginare, l'interrogativo lasciato al Prossimo come consistente motivo d'incognito destino.

Postato da: PRADI a 18/08/2009 23:09 | link | commenti

05/08/2009

Il più grave tra ogni sforzo l'agonia di sé: gioioso torpore nella creta del mondo




Occorre librarsi dal suolo, prendere il volo a due mani e portarlo al comando.




Come per bambino che sfiorare il lampadario voglia, già il volere è un'essenza




Ché ormai luce - i colori sono entrati nel corpo - un miraggio d'oasi dispensa




E gli occhi non sono presenza ma puro scenario, claudicante abbaglio d'estasi.




Paesaggio fuori fuoco s'offre a noi perdenti, a viaggiatori, innocenti, sognatori




Quando nel centro del dolore si volge il desiderio - retaggio d'ogni antico sfacelo -




In desolato sguardo su scorci spopolati, inumani spazi: siano palazzi, nuvole o cielo.



Ivan Fassio

Postato da: PRADI a 05/08/2009 00:01 | link | commenti

28/06/2009
white al qaida

Burqua su corpi muti d'espressione

 

Barbe stoiche d’armi sovietiche

 

Sabbia grossolana tra i piedi

 

Neve candida tra i campi minati

 

 

I minareti svettano su mohammed

 

Che invoca il suo mohammed misericordioso

 

mohammed venera e adora e lo implora

 

mohammed darà lui forza per un nuovo nemico

 

Il nuovo nemico prima era l’amico

 

l’amico di oggi morirà nemico.

 

 

Un messaggio defila tra la folla

 

Ora riempe un mercato domani la storia

 

Mutilati d’anima in scuola coranica

 

Col fine ultimo di scoppio, mutilazione

 

carne medievale in terra d’europa

 

corpo giovane su mente d’odio

 

pelle bianca dai tratti occidentali

 

nulla al caso tutto pensato

 

studiato pianificato bencelato.

 

 

Il paradiso è li dopo la detonazione

 

prima dello sfogo fisico ancestrale

 

delle giovani vergini vogliose.

Postato da: PRADI a 28/06/2009 01:11 | link | commenti

21/06/2009
work in progress

Lo sappiamo tutti infondo che questo non è il migliore dei mondi possibili. Siamo in una fase transitoria di un viaggio iniziato con la civiltà, con l’intelletto, la coscienza umana. La democrazia è parte di questa fase transitoria come le dittature, le monarchie, le teocrazie che sono tutte figlie di una gerarchia amniotica. Gerarchia non madre della vita pre-civile.

In origine era anarchia, ovvero normalità. La democrazia si basa su esperienze successive alla costituzione della civiltà la quale segna lo stravolgimento degli equilibri naturali, quindi l’uscita dalla normalità, l’anormalità dell’uomo rispetto tutto ciò che lo ha preceduto.

 

- Ogni uomo è fatto in un modo diverso, nella sua struttura fisica, è fatto in un modo diverso anche nella sua combinazione spirituale. Tutti gli uomini sono a loro modo anormali. Tutti gli uomini sono in un certo senso in contrasto con la natura. E questo sino dal primo momento, con l’atto di civiltà che è un atto di prepotenza umana sulla natura; un atto contro natura. – Ungaretti.

 

L’anarchia è il caos, tutt’altro che confusione, un’insieme di norme non scritte, normalità e naturalezza. L’anarchia è l’inizio e la fine, un equilibrio transitorio dove l’inizio è la nascita dell’universo, il quale necessariamente avrà fine perché nella forma tutto nasce è poi muore, la materia viceversa si tramanda trasformandosi all’interno del vuoto cosmico.

La democrazia è una breve fase, necessaria ma pure sempre la prevaricazione di una maggioranza su una minoranza.

 

Postato da: PRADI a 21/06/2009 03:52 | link | commenti

15/06/2009
passaggio a Vukowar, 2004.

La strada era di terra battuta, eravamo sull’auto. Ci avvicinavamo alla città deturpata di Vukovar. Era domenica, un giorno di sole con qualche piccola nuvola che dava profondità al cielo, il caldo era quello di un agosto d’afa e il nostro umore fino a quel momento era di vacanzieri vacanti e spensierati. Spensierati rispetto quello che giovani di quell’età potevamo considerare un problema. La città di cui poco sapevamo si avvicinava, la spensieratezza ce la stavamo lasciando alle spalle quel pomeriggio.

Eravamo a pochi chilometri e sulla sinistra comparve un cartello rosso triangolare con un teschio nero in mezzo, uno di quei cartelli che non avrei mai potuto credere di vedere dal vivo, magari in un videogioco, in televisione o al telegiornale; invece era lì. Il terreno intorno era folto d’erba e vegetazione impenetrabile, incolta da non più di dieci anni. Il cartello recitava la parola “MINE”. Sconcertati, si continuava comunque a scherzare ma non come prima, si sdrammatizzava. La verità era che stavamo facendo conoscenza con quello che era il lascito di una delle guerre più atroci, etnica, sanguicida, sporca come tutte. Ci fermammo, sotto il sole, nel caldo, nell’estate, a osservare questa eccezionalità. Era vera, era lì, era quello che non pensi, quello che non credi; in quei momenti sembra di ricevere uno schiaffo, un manrovescio che ti avverte che esiste una realtà dietro i giornali, la notizia, l’amico che ti racconta una storia, il barista che racconta avventure o l’estetista che spettegola. Esiste una realtà dietro tutto, che non è sempre così inimmaginabile come sembra. Un campo minato è la cosa più normale che abbia mai visto. Esci di casa e di fianco c’è un prato, verde, incolto sì, ma è li, a un metro dalla strada, in mezzo c’è il cartello “MINE”, e basta. Nemmeno una recinzione, nulla. Solo quel cartello storto e arrugginito che rende la scena normale, come fosse la normalità. Un cartello “Mine” è come un cartello qualunque infondo, come – VENDO VINO-. Infondo quella è normalità in quel luogo in quel tempo, in quello spazio. Niente retorica.

 

Proseguimmo per la strada di terra battuta e presto la strada si strinse a una corsia sola e subito dopo un ponte militare sul quale ci passava una macchina per volta, dopo di nuovo c’erano due corsie e iniziammo a vedere qualche casa abbattuta, annerita dal fuoco, tra i campi minati. Non ricordo che musica stessimo ascoltando, ogni situazione forte la associo sempre a una canzone, a quella che ascolto in quel momento particolare magari ma, in questo caso, non ricordo. Il paese iniziava a scorrerci accanto crudo come un film di seconda categoria. La case erano come delle villettine con davanti ogniuna il piccolo giardino, villette in stile anni settanta con le tapparelle, tutte simili. I colpi di mitragliatrice erano ancora tutti lì. Non ricordo casa ricostruite, ricordo che mancavano case. Spesso una villetta non c’era, rimaneva un vuoto dove si vedevano chiaramente rimasugli di fondatamenta, uno steccato ancora in piedi un barbecue fracassato. La strada era dritta e sterrata, procedevamo lentamente e notai che le mitragliate erano conficcate nei muri nella nostra direzione di marcia, i muri perpendicolari erano meno bucati, come a indicarci da disposizione dei soldati e che li si era combattuto casa per casa, lungo la strada. Quel giorno erano passati pochi anni dall’assedio di Vukovar, otto o nove, e ancora c’erano case abitate, che riconobbi dai panni stesi fuori dal balcone, con ancora il nylon al posto dei vetri, sfondati dalle bombe o dai proiettili. C’erano anche case dai tetti sfondati, con squarci da mortaio, molto grossi grandi anche due metri di diametro, come quel bar all’angolo dove gli avventori seduti ai tavolini nel deore ci guardarono a lungo ruotando la testa mentre passavamo e sorseggiavano il loro amaro calice, di cui percepimmo il gusto. Il bar era forse ricavato da una casa, il piano sopra era sventrato, c’era un telo colorato che impediva all’acqua di entrare. Continuammo la nostra triste passerella in questo viale che era sempre dritto, martoriato dai kalashnikov rimasuglio della guerra fredda, infinito. Era un giorno di festa, le donne stavano tutte sedute rispettivamente a fianco della propria porta di casa sulla sedia della cucina, stavano vestite di nero con uno scialle anch’esso nero a coprirgli la testa, erano quasi sempre a piccoli gruppi, qualcuna sola con un animale, un gatto un cane o un maiale. Ogni dieci donne c’era un uomo, nessun giovane vidi, pochi bimbi. Il dramma era nel vento, le ferite erano aperte e non c’erano parole, fiato sprecato.

 

 

Rivedo queste scene quando mi accorgo di non toccare più per terra, appena i piedi mi si staccano dal suolo sono li a mostrarsi come a monito di crudezza viva. Non ho sentito colonne sonore e non ho visto i titoli di coda, non c’era l’intervallo. Non c’era nessun intervallo.

Postato da: PRADI a 15/06/2009 23:40 | link | commenti

14/06/2009
i nodi al pettine

Il disegno di legge sulle intercettazioni può far chiudere la Rete. Se questo succederà, la responsabilità di ciò che verrà dopo sarà del Governo e del Parlamento. La Rete è lo strumento, lo spazio, il media che ha permesso a milioni di italiani di credere a un cambiamento democratico. Di illudersi di essere cittadini e non sudditi. Senza la Rete, con le televisioni e gran parte dei giornali in mano allo psiconano e ai suoi amici piduisti e mafiosi questo Paese si avvia verso una dittattura senza controllo e dagli esiti sociali imprevedibili.
I gestori di siti informatici dovranno procedere entro 48 ore dalla richiesta, alla rettifica di post, commenti, informazioni ed ogni altro genere di contenuto pubblicato. Non dar corso alla richiesta da parte di blogger, gestori di newsgroup, piattaforme di condivisione di contenuti e di chiunque sia definibile "gestore di sito informatico" avrà come conseguenza una sanzione da 15 a 25 milioni di vecchie lire. Si potrà richiedere a questo o a un altro blog, per ogni commento, per ogni video pubblicato su YouTube, per ogni fotografia, una rettifica. Più informazione pubblichi, più rettifiche puoi ricevere e dover pubblicare. Ci potrebbe essere il caso di chi invia un commento con un nickname e poi chieda lui stesso la rettifica.
E' una legge insensata e chi l'ha scritta è un analfabeta di Internet o uno che vuole metterle il bavaglio. I blog di liberi informatori come Martinelli o Byoblu chiuderanno dopo le prime multe e con loro centinaia di altri. Solo per gestire le richieste di rettifica entro 48 ore dovrei assumere 10 persone, e forse non sarebbero sufficienti. In un anno dovrei pagare probabilmente alcuni milioni di euro di multa. Una legge che non esiste neppure in Cina o in Birmania, concepita per fottere la libertà di espressione. Se passa, sarà la morte della blogosfera italiana. Se dovesse avvenire non dimenticheremo chi l'ha firmata, chi l'ha votata e chi, eventualmente, la controfirmerà. La Rete non è un ballo delle debuttanti, questi golpisti se ne accorgeranno.

b.grillo 

http://punto-informatico.it/2641517/PI/Commenti/chiuso-rettifica.aspx

Postato da: PRADI a 14/06/2009 03:18 | link | commenti

09/06/2009
La Crisi

La crisi secondo Einstein - non pretendiamo che le cose cambino se continuiamo a farle nello stesso modo. la crisi è la miglior cosa che possa accadere a persone e interi paesi perché è proprio la crisi a portare il progresso. - la creatività nasce dall'ansia, come il giorno nasce dalla notte oscura. è nella crisi che nasce l'inventiva, le scoperte e le grandi strategie. chi supera la crisi supera se stesso senza essere superato. - chi attribuisce le sue sconfitte e i suoi errori alla crisi violenta il proprio talento e rispetta più i problemi che le soluzioni. la vera crisi è la crisi dell'incompetenza. - lo sbaglio delle persone e dei paesi è la pigrizia nel trovare soluzioni. senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è routine, una lenta agonia. senza crisi non ci sono meriti. è nella crisi che il meglio di ognuno di noi affiora perché senza crisi qualsiasi vento è una carezza. - parlare di crisi è creare movimento; adagiarsi su di essa vuol dire esaltare il conformismo. invece di questo, lavoriamo duro! - l'unica crisi minacciosa è la tragedia di non voler lottare per superarla.      Albert Einstein (1879-1955)  

Postato da: PRADI a 09/06/2009 10:52 | link | commenti

28/05/2009
le esagerazioni

il troppo stroppia
lo storpio intruppa
la trippa storpia
o il troppo storpio,
s'imbroda il lodo
si loda il broncio
chi s'introppa lorda
si duole un brodo
tanto lardo imbroda
che la gatta storpia,
se vuole va:
l'illude e intruppa.

ivan.fassio

Postato da: PRADI a 28/05/2009 12:20 | link | commenti (1)

15/05/2009
gli oggetti

Gli oggetti prenderanno il sopravvento

come plastificazioni cerebrali in evoluzione

non so se è questo tempo a rendere tutto scialbo

o se è la mente col tempo diventa meno fertile

poi la sera stanchi davanti la televisione

la disperazione di qualcosa dovrà pure nutrirsi

 

E’ bello rapportarmi con le persone

riconoscere questo istinto innato d’amore

Ma alcune situazioni conviviali affollate

sono difficili da digerire, vanno prese con i guanti.

Postato da: PRADI a 15/05/2009 22:10 | link | commenti

25/04/2009
antifa

Per fare un popolo

Ci vuole un fascio

Per fare un fascio

Ci vuole un duce

Per fare un duce

Ci vuole un nazi

Per fare un nazi

Ci vuole hitler

Per fare hitler

Ci vuole un popolo

Postato da: PRADI a 25/04/2009 22:34 | link | commenti

01/04/2009

44 LIONS EN PIERRE
si shi si zhi shi shi zi
 
26/2 sto tornando a casa da firenze, la sera prima concerto di Lindo e bonicelli al teatro della pergola. mi siedo sul regionale firenze-pisa e inizio a leggere. poco dopo una ragazza orientale mi chiede se il posto di fronte, near the window, is free. yes please, where are you travelling to…
 
mamma vado ad asti, faccio il biglietto che oggi vado a nizza
QUALE nizza?
il treno arriva a nice-ville quasi in orario, è ora di cena, c’è l’aria fredda, sono senza ombrello, e intravedo June che m’aspetta nella hall, fortunatamente munita di parapluie, invenzione cinese, e di bei guanti viola.
di nizza avevo solo visto la stazione, durante un lunghissimo viaggio estivo in un treno affollatissimo e in balia delle escursioni termiche durante il percorso da mattina a sera, via montpellier, marseille, nice, le curve e le nuvole basse del col di tenda, cuneo, torino ed asti; dodici ore buone.
e sarà qualche anno che non vado al ristorante cinese, ma stavolta ci provo, non leggo nemmeno il menu, lascio che ordini direttamente nella sua lingua, mandarino o cantonese, tanto per me è arabo... parliamo in francese
le uniche parole che per ora conosco, in cinese, sono cha e mei mei.
il menu prevede una zuppa piccante con pollo e verdure, e una con granchio. poi gambe di rana, una pignatta con frutti di mare bollenti, e pasta di riso, e buonissimo the verde senza zucchero. tento invano di utilizzare le bacchette, ma desisto quasi subito. c’è il suo dottore tra i clienti, al quale scroccheremo un passaggio, e credo anche la terza teiera, deve averla offerta lui. facciamo due passi, e poi saliamo in macchina e mi portano in una parallela della promenade des anglais, dove prendo una stanza in un hotel touristique deux etoiles e loro se ne vanno au college universitaire. dormirò un’ora in meno, si cambia l’ora stanotte.
petit dej in una pasticceria con clientela domenicale sull’anzianotto andante, e, sotto la pioggia, si va a visitare eze village, un paesino sulla montagna. salita, acqua che cola dagli scalini in pietra e dagli scoli, viuzze strette, passi su passi con le scarpe umide e pochi turisti. il paesino è avvolto dalla nebbia, non si vede il golfo sottostante, o sottosale, visto che il bianco predomina. al relais des aigles, il nome suppongo sia dovuto alla sua posizione alla punta del paesino, la signora subito ci sequestra l’ombrello all’entrata, cosi non goccioliamo in giro, e sempre gentile ci porta il the. sulla mia agenda nera iniziano a comparire ideogrammi, che al mio occhio non sono altro che disegni. un indo-europeo, poco indo e molto europeo, alle prese con la scrittura e la lingua tonale di una ragazza sino-tibetana.
l’attesa del bus di ritorno è in una curva pericolosa dell’ultima tappa della parigi-nizza che ogni anno vedo un tv e mi chiedo come fanno i corridori a non cadere. dal vivo fortunatamente è meno peggio di quel che sembra. passiamo un’ora ad aspettare, on rigole, siamo umidicci e vengo scherzosamente redarguito per la sbadataggine nel reggere l’ombrello e per essermi infilato un suo guanto deformandolo: xie xie, bu ke qi
sto guardano l’ora quasi sempre, la paura di perdere il treno è sempre in agguato, e scendiamo in tutte ste curve col pullmann e un cerchio alla testa.
il bistrot accanto alla stazione è il peggiore che abbia mai visto, gli avventori tabagisti e il gestore hanno la faccia grigia, il bagno non ha la chiave e ne usciamo subito. ancora due passi per le viuzze.
la motrice è accesa, prendo il biglietto, gli atrii delle stazioni si assomigliano un po’ tutti quando annunciano le partenze dall’altoparlante. je vais. colin thubron, nel libro che sto leggendo sta viaggiando in treno verso lo yangtze.

Postato da: PRADI a 01/04/2009 19:43 | link | commenti (2)

14/02/2009
Matamoros Banks

potrebbe non sembrare, vista la melassa odierna, ma è una canzone d'amore

"Each year many die crossing the deserts, mountains, and rivers of our southern border in search of a better life. Here I follow the journey backwards, from the body at the river bottom, to the man walking across the desert towards the banks of the Rio Grande"

For two days the river keeps you down
Then you rise to the light without a sound
Past the playgrounds and empty switching yards
The turtles eat the skin from your eyes, so they lay open to the stars

Your clothes give way to the current and river stone
'Till every trace of who you ever were is gone
And the things of the earth they make their claim
That the things of heaven may do the same
Goodbye, my darling, for your love I give God thanks,
Meet me on the Matamoros
Meet me on the Matamoros
Meet me on the Matamoros banks

Over rivers of stone and ancient ocean beds
I walk on sandals of twine and tire tread
My pockets full of dust, my mouth filled with cool stone
The pale moon opens the earth to its bones
I long, my darling, for your kiss, for your sweet love I give God thanks
The touch of your loving fingertips
Meet me on the Matamoros
Meet me on the Matamoros
Meet me on the Matamoros banks

Your sweet memory comes on the evenin' wind
I sleep and dream of holding you in my arms again
The lights of Brownsville, across the river shine
A shout rings out and into the silty red river I dive
I long, my darling, for your kiss, for your sweet love I give God thanks
A touch of your loving fingertips
Meet me on the Matamoros
Meet me on the Matamoros
Meet me on the Matamoros banks

B. Springsteen

Postato da: PRADI a 14/02/2009 10:56 | link | commenti (2)